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Fotografia E Tecnica |
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di Enrico Scarsi Fotografia |
Otturatore e Tempo di posa
Tutte le macchine fotografiche si basano sul principio di consentire il passaggio controllato della luce che andrà a impressionare la pellicola o il sensore creando così una copia fedele di quanto inquadrato dall’ obiettivo
L’ otturatore è appunto il dispositivo che consente di determinare per quanto tempo, la luce che passa attraverso il diaframma , andrà a “colpire” il sensore o la pellicola, è collegato direttamente all’ esposimetro della macchina fotografica, lo strumento che misura la quantità della luce presente sulla scena inquadrata .
L’ otturatore può essere meccanico od elettronico e si chiama “otturatore” perché “blocca il passaggio della luce fino allo scatto e ne determina la durata in funzione dalla quantità della luce disponibile, della sensibilità ( ISO) e del diaframma impostato.
Il periodo di apertura dell’ otturatore si definisce “tempo di posa” e la sua durata è direttamente proporzionale alla quantità di luce che colpirà la pellicola o il sensore , quindi un tempo di posa doppio farà entrare il doppio della luce mentre un tempo dimezzato ne farà entrare la metà
Nelle fotocamere compatte il sensore è costantemente esposto alla luce e riproduce infatti continuamente l’immagine sullo schermo, nel momento dello scatto avviene l’ azzeramento istantaneo del contenuto dei pixel e la memorizzazione dell’immagine che si forma immediatamente dopo, questo è quello che si definisce otturatore elettronico che garantisce un buon risultato con i sensori di dimensioni contenute .
Con l’ aumento delle dimensione del sensore e della sua risoluzione spesso si preferisce utilizzare un otturatore meccanico, che può essere definito “otturatore centrale” quando costruito con delle lamelle che ricordano la forma del “diaframma” ed e posto nell’ obbiettivo o “ otturatore a tendina” quando posto nel corpo macchina, funziona come una sorta di persiana avvolgibile .
Qualunque sia il sistema adottato, quando premiamo il pulsante di scatto “comandiamo” l’ azione dell’ otturatore che permetterà alla pellicola o al sensore di essere impressionato dalla luce per il tempo calcolato automaticamente dalla fotocamera o impostato manualmente, la corretta combinazione tra la quantità della luce ed il tempo di posa produce una fotografia correttamente esposta cioè un immagine fedele all’originale visibile a occhio nudo.
Il tempo di posa è quindi un’ elemento essenziale per determinare l’ esposizione oltre che per controllare il movimento degli oggetti ripresi.
I valori dei tempi di esposizione si misurano in frazioni di secondo si usano solitamente delle cifre intere “ 60 – 125 – 250 “ ma queste devono essere considerate come indicatori di una frazione 1/60 di secondo , 1/125 di secondo, 1/250 di secondo è chiaro che i numeri più grandi 500 - 1000 – 2000 si riferiscono a tempi più veloci mentre numeri più piccoli 15 – 30 – 60 si riferiscono a tempi più lenti.
I tempi più lenti partendo dal secondo o anche da diversi secondi ed arrivando fino al 1/30 di secondo normalmente si utilizzano quando le condizioni di illuminazione sono scarse, interni poco illuminati foto notturne.
Sono tempi difficoltosi da utilizzare con la macchina fotografica a “mano libera” senza avere l’ effetto mosso ed è preferibile utilizzarli con la fotocamera su cavalletto o appoggiata su di un piano
Con questi tempi è impossibile bloccare un oggetto in movimento ma grazie a questa prerogativa sono a volte utilizzati per avere l’ effetto della velocità data appunto dal movimento.
I tempi medi 1/60 – 1/125 – 1/250 sono adatti a fotografare in condizioni normali con un’ illuminazione media, è possibile utilizzare la fotocamera a mano libera a patto che il soggetto da fotografare sia relativamente fermo e che anche la fotocamera lo sia, non sono tempi sufficientemente veloci per fotografare un soggetto in rapido movimento o ad esempio per fotografare “da” un veicolo in movimento.
I tempi veloci 1/500 – 1/1000 – 1/2000 o oltre sono adatti a riprendere scene in movimento “congelando” l’immagine senza avere l’ effetto mosso necessitano di molta luce o di obiettivi molto luminosi o di una sensibilità ( ISO) molto alta , a volte anche di tutte e tre le cose assieme .
Le macchine fotografiche più semplici che lavorano solo in automatico, o anche fotocamere più complesse utilizzate modalità automatica, tendono ad utilizzare sempre i tempi medi che vanno bene nella maggior parte dei casi ma sono spesso inadatti a situazioni critiche, quasi tutte hanno inoltre dei “programmi” già impostati più adatti per le varie circostanze : foto sportiva, ritratto, foto notturna, panorami.
Nelle macchine fotografiche che ne hanno la possibilità la scelta del tempo di posa può essere impostato manualmente, lavorando in “priorità di tempo” nella maggior parte dei casi questo “settaggio” è contraddistinto dalla lettera “ S “
Link di riferimento: fotografico.it
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